Canti, pensieri, ricordi, parole su un mondo che nasconde ancora delle piccole fortezze di pace e semplicità... coi loro viandanti
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Nome: Giacomo D'Alessandro e Alessandro Romi
Siamo amici. E viandanti. Siamo fratelli di viaggio, anche tramite questo blog, e siamo missionari dello spirito della natura e curatori dello spirito dell'uomo perso nel materiale moderno. Siamo Giacomo e Alessandro ma anche Giandil ed Hawk, uomini e raminghi, guerrieri e pacificatori.
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Due anni fa, il 10 ottobre 2007, don Renzo cadeva nel vuoto sul sentiero "Cu du mundo", sopra Terralba (Arenzano), mentre dietro di lui don Michele sentiva solo rami spezzati e un peso morto che cade, nemmeno un grido. Due anni dopo, don Renzo è ancora sul sentiero, a darci il passo. Con lo stesso sorriso che ci illumina il volto.
Partire è anzitutto uscire da sé.
Rompere quella crosta di egoismo che tenta di imprigionarci nel nostro "io".
Partire è smetterla di girare in tondo intorno a noi, come se fossimo al centro del mondo e della vita. Partire è non lasciarsi chiudere negli angusti problemi del piccolo mondo cui apparteniamo: qualunque sia l'importanza di questo nostro mondo l'umanità è più grande ed è essa che dobbiamo servire. Partire non è divorare chilometri, attraversare i mari, volare a velocità supersoniche.
Partire è anzitutto aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro. Aprirci alle idee, comprese quelle contrarie alle nostre, significa avere il fiato di un buon camminatore.
E' possibile viaggiare da soli. Ma un buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita ed esso esige dei compagni.
Beato chi si sente eternamente in viaggio e in ogni prossimo vede un compagno desiderato. Un buon camminatore si preoccupa dei compagni scoraggiati e stanchi. Intuisce il momento in cui cominciano a disperare. Li prende dove li trova. Li ascolta, con intelligenza e delicatezza, soprattutto con amore, ridà coraggio e gusto per il cammino.
Camminare è andare verso qualche cosa; è prevedere l'arrivo, lo sbarco. Ma c'è cammino e cammino: partire è mettersi in marcia e aiutare gli altri a cominciare la stessa marcia per costruire un mondo più giusto e umano.
Helder Camara, Camminiamo la speranza
Una settimana è passata tra le alte vette di Pratorotondo, di nuovo da don Renzo, di nuovo a casa.
Una settimana di nuovo bella, serena, edificante, rigeneratrice. Ma di grande fatica. Di ricerca di equilibri, di conferme e segni a proposito del sentiero che da molti anni andiamo costruendo. Di richieste impellenti, da parte di molte persone, di essere, noi, guide, amici, riferimenti.
La sera del 10 agosto, la sera di San Lorenzo, siamo giunti in vista del piccolo legnoso Bivacco Bonelli.
Lassù, dove la nostra vita in cerca di un senso più grande e di una costruzione duratura ha ricevuto la "scossa più forte" due anni fa, poco più di un mese prima che don Renzo salisse al cielo. E ricevemmo quel momento per lui, con lui, in lui.
Lassù dove le parole di quella canzone scritta in sua memoria acquistano il senso esatto:
"fermatevi la notte di San Lorenzo a guardare la volta celeste, da una montagna, nel nulla...
...è un altro paradiso che ci rende uniti...tu sei tornato in riva a un lago, tra le alte vette..."
Lassù dove abbiamo portato persone nuove, per le quali sentiamo una responsabilità nel cammino. Là, all'arrivo, sotto nubi nere e pioggia, ci ha accolti il sole improvviso, una pioggerellina fine fine...e alle nostre spalle, l'arcobaleno. Poi le stelle. Infinite. Là abbiamo ricevuto la conferma ennesima del fatto che abbiamo una qualche eredità da portare, e anche di quanto sia difficile e faticoso portarla.
Una settimana in cui cercavamo pace e un pò di ritiro personale, e siamo stati costretti a misurarci, ancora una volta, anche nella debolezza maggiore, con i problemi grandi non solo del nostro futuro e della nostra vita, ma del portare avanti il sentiero di don Renzo nel tenere unite e in cammino le persone, nell'essere riferimenti, nell'essere disponibili amici ed esempio nel vivere un campo ma poi la vita tutta.
Una settimana anche di noi faccia a faccia, felici di poterci sostenere a vicenda nei pesi e nelle fatiche, di aiutarci veramente, di raccontarci la gioia del nostro sentiero comune, dei nostri passi particolari.
Giandil, Hawk, Efran
Giunge a termine in questi giorni il lungo percorso di chiusura di questo ciclo che finisce. Importante, fondamentale, ricco e straordinario.
Ora anche la testa può spostarsi del tutto su quei mille sentieri che si aprono e promettono di riempire l'estate, l'autunno e poi gli anni a venire di bellezze, scoperte, fatiche, progetti, incontri, viaggi. Ora è il tempo del viaggio, anche quello materiale. Quello solo spirituale può finalmente avvalersi della sua fondamentale componente materiale, concreta.
Si aprono giorni di montagne e boschi, di coste scogliose e cale nascoste. Giorni di intenso lavoro di lettura e scrittura, di profonde meditazioni su storie e progetti. Giorni di cammino ed incontro, di lettere e discorsi. Giorni di comunità. Giorni di spirito. Giorni di fatiche ed angosce, di passione e leggerezza, di entusiasmo e commozione. Di contemplazione.
E' semplice partire. E' semplice viaggiare, dormire, mangiare, contemplare, cercare l'incontro e lo spirito. E' semplice lasciarsi alle spalle comodità inutili e rammollenti, materialità futili che come barriere ci tengono distratti da ciò che conta, che dà frutto, che costruisce significativamente. Per la vita.
E' semplice, già, ma è così faticoso, dal complicato in cui viviamo, tornare al semplice. Oggetto di lunghi cammini. Dentro e fuori di sè.
Buoni sentieri anche a voi,
Giandil
Verso Settembre potrebbe uscire un mio libro per Albatros Il Filo; si tratta di una piccola raccolta di racconti narrativo-fantasy che nascono e si rispecchiano anche in questo Canto del Ramingo. Potrebbe essere pubblicato. Forse. Dipende da quante "prenotazioni" di amici ricevo. Devo raggiungerne un bel pò per poter avviare la pubblicazione. Confido in voi. Una copia costerà 12,50 euro. Prenotatela scrivendomi a dalejack@hotmail.it.
Venerdì 1 maggio ho deciso di lasciare da parte ogni remora, impegno o incertezza presente, e lasciar libero invece il richiamo al viaggio che nel mio cuore molto si è accumulato. E sono partito.
Non ho trovato compagni stavolta, sono partito solo. Eppure ne avevo bisogno, e sono tornato a quella "casa" rispetto alla quale nessun altra è più "vera".
Zaino e chitarra in spalla, tenda, sacco a pelo, qualche provvista e acqua, sono uscito di casa e carta alla mano ho iniziato a salire.
Granarolo, Righi, forte Begato, forte Diamante; di lì giù fino a Pino Soprano, e ancora a salire, a fatica cercando il sentiero giusto, fino al Colle del Creto, a quasi 800 metri.
Ho raggiunto l'Alta Via dei Monti Liguri, finalmente. Attraverso creste sospese e prati verdeggianti, colli all'irlandese e sinfonie del bosco e degli uccelli, ho seguito la Via nel sol calante fino a Crocette d'Orero. Con un ultimo sforzo mi sono inerpicato al di là, verso il Monte Capanno, per trovare dove accamparmi. Tra l'oscurità incipiente di un bosco sporco e terroso, mi si è aperta d'innanzi un'erbosa radura accarezzata dal tramonto. Lì ho cenato, montato la tenda e passata una pur fredda notte in solitaria.
L'alba è stata una rinascita. Da dentro la tenda, seduto con la chitarra in mano, ho potuto lodare la nascita del sole proprio di fronte a me, tra i colli lontani. Qualche boccone per colazione, sistemati i bagagli, smontana e chiusa la tenda, ho ripreso il mio viaggio. Che, al confronto della fatica soffocante del giorno precedente, si è risvegliato fresco e sereno, leggero e spensierato, sulle creste dell'Alta Via.
Ho raggiunto il Santuario della Vittoria, e di lì il Passo dei Giovi. In quell'istante sono venuto a sapere che quel giorno don Renzo avrebbe compiuto 60 anni. Ecco qual era stato il senso del mio viaggio, pur faticoso e solitario: un pellegrinaggio. Per trovare un amico. Ecco perchè nell'itinerario fatto sul momento, casualmente, avevo deciso di porre come obiettivo il Passo dei Giovi. Ecco.
Scendendo sulla strada, sono andato al Cimitero dei Giovi. Bentrovato don. Eccomi.
Giandil
(Qui è scaricabile il diario di viaggio della Traversata di agosto con Hawk ed Efran da Limonetto a Pratorotondo)
Riprendo queste parole scritte sui sentieri, ques'estate, le riprendo e riprendo le foto che documentano quella meraviglia che è stato il nostro viaggio...mentre soffoco ingabbiato tra gli asfalti ingordi e l'aria aggressiva di una città e di un contorcimento quotidiano...mentre, ancora una volta come cinque anni fa, il cuore sente forte la voglia di ripartire, camminare, viaggiare, nella semplicità di un sentiero, di un pasto frugale, di un giaciglio di prato. Partire. Presto. Non è forse il mio stesso spirito ad aver bisogno di respirare per poter rinascere anche a questa vita?
Giandil

http://www.facebook.com/home.php#/profile.php?id=1641664038&ref=name
...per il video presentazione del concerto acustico tenuto da me ed Efran ad ottobre a San Rocco Principe.
Capodanno. Un momento, come abbiamo scoperto di ritenere, non per la festa e gli auguri gratuiti standard. O almeno, non solo per questo.
Un momento di verifica, attraverso l'oasi, il deserto.
Un momento di cammino, attraverso un'esperienza.
Un momento di comunità, attraverso la quotidianità e la mondanità vissute vicini.
Insomma, cammino individuale e comunitario più che mai allo stesso tempo; sosta dal tutto ma cammino intenso in se stessi. Qualcosa di importante da condividere con le persone più care che si hanno, o con la maggior parte possibile di esse.
Quest'anno ci è capitato di scegliere Assisi, un luogo di grande fascino ed attrazione, intriso di spiritualità, patria e luogo d'azione di uno dei più famosi santi della storia del mondo. Quel santo, Francesco, seguito da Chiara, che seppe ridare povertà, semplicità, dedizione ad una Chiesa di inizio secondo millennio, molto confusa ed ambigua.
Abbiamo camminato per le vie di semplice pietra tra piccole chiesette, grandi palazzi, basiliche imponenti, fortezze e casette decorate da verdi piante. Abbiamo scambiato parole e silenzi, abbiamo riso e scherzato a più non posso, e meditato e riflettuto come troppo poco ci capita. Abbiamo osservato le persone ed i luoghi, abbiamo parlato di persone e luoghi che compongono la nostra vita, ciascuno non ha avuto timore di parlare delle proprie angosce, nè di essere se stesso nel divertimento più sfrenato.
Se non vi è mai capitato di pensare ad un capodanno in questi termini, non sottovalutate la possibilità di accogliere una nuova cifra davvero come un tempo in cui cambiare, migliorare, vivere. Un tempo diverso, nuovo, di speranza. Tale rincorsa e spinta è in grado di dare un momento di oasi in cui, semplicemente, al mondano si sottende un cammino che non lascia forse impronte visibili...ma quelle nemmeno Francesco le lasciava, scalzo com'era!
A presto amici,
Giandil (ed Hawk, che ha contribuito a queste riflessioni proprio ad Assisi)
Mi è venuto in mente ieri sera. Tra una cosa e l'altra, su questo angolo dei viandanti è finito di tutto tranne la canzone, l'inno, che risale proprio, casualmente, ad un anno fa. Eravamo io, Hawk ed Efran, nel ponte del primo novembre 2007. Eravamo all'Eremo del Deserto di Varazze. In silenzio, su un costone boscoso sospesi sulla vallata immobile. Vento. Poi parole. Poi musica, e canto.
Nel giro di un mese quel canto era stato inciso in sala di registrazione, ed era partito verso tutti gli amici e i conoscenti, via web, cd, ecc.
A distanza di un anno, è giusto che chiunque non lo abbia ricevuto e voglia risentirlo, lo possa trovare qui. Anche e soprattutto perchè, certo è un inno a don Renzo, nostro amico e maestro salito al cielo, ma è prima di tutto un inno al viaggio e al rapporto dello spirito col mondo che ci è stato insegnato e sulla strada del quale vogliamo camminare. In un inno del genere, chiunque può trovare ciò in cui crede, o semplicemente la melodia di una strada lontana portata forse da un vento leggero.
Giandil