Canti, pensieri, ricordi, parole su un mondo che nasconde ancora delle piccole fortezze di pace e semplicità... coi loro viandanti
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Nome: Giacomo D'Alessandro e Alessandro Romi
Siamo amici. E viandanti. Siamo fratelli di viaggio, anche tramite questo blog, e siamo missionari dello spirito della natura e curatori dello spirito dell'uomo perso nel materiale moderno. Siamo Giacomo e Alessandro ma anche Giandil ed Hawk, uomini e raminghi, guerrieri e pacificatori.
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Verso Settembre potrebbe uscire un mio libro per Albatros Il Filo; si tratta di una piccola raccolta di racconti narrativo-fantasy che nascono e si rispecchiano anche in questo Canto del Ramingo. Potrebbe essere pubblicato. Forse. Dipende da quante "prenotazioni" di amici ricevo. Devo raggiungerne un bel pò per poter avviare la pubblicazione. Confido in voi. Una copia costerà 12,50 euro. Prenotatela scrivendomi a dalejack@hotmail.it.
Venerdì 1 maggio ho deciso di lasciare da parte ogni remora, impegno o incertezza presente, e lasciar libero invece il richiamo al viaggio che nel mio cuore molto si è accumulato. E sono partito.
Non ho trovato compagni stavolta, sono partito solo. Eppure ne avevo bisogno, e sono tornato a quella "casa" rispetto alla quale nessun altra è più "vera".
Zaino e chitarra in spalla, tenda, sacco a pelo, qualche provvista e acqua, sono uscito di casa e carta alla mano ho iniziato a salire.
Granarolo, Righi, forte Begato, forte Diamante; di lì giù fino a Pino Soprano, e ancora a salire, a fatica cercando il sentiero giusto, fino al Colle del Creto, a quasi 800 metri.
Ho raggiunto l'Alta Via dei Monti Liguri, finalmente. Attraverso creste sospese e prati verdeggianti, colli all'irlandese e sinfonie del bosco e degli uccelli, ho seguito la Via nel sol calante fino a Crocette d'Orero. Con un ultimo sforzo mi sono inerpicato al di là, verso il Monte Capanno, per trovare dove accamparmi. Tra l'oscurità incipiente di un bosco sporco e terroso, mi si è aperta d'innanzi un'erbosa radura accarezzata dal tramonto. Lì ho cenato, montato la tenda e passata una pur fredda notte in solitaria.
L'alba è stata una rinascita. Da dentro la tenda, seduto con la chitarra in mano, ho potuto lodare la nascita del sole proprio di fronte a me, tra i colli lontani. Qualche boccone per colazione, sistemati i bagagli, smontana e chiusa la tenda, ho ripreso il mio viaggio. Che, al confronto della fatica soffocante del giorno precedente, si è risvegliato fresco e sereno, leggero e spensierato, sulle creste dell'Alta Via.
Ho raggiunto il Santuario della Vittoria, e di lì il Passo dei Giovi. In quell'istante sono venuto a sapere che quel giorno don Renzo avrebbe compiuto 60 anni. Ecco qual era stato il senso del mio viaggio, pur faticoso e solitario: un pellegrinaggio. Per trovare un amico. Ecco perchè nell'itinerario fatto sul momento, casualmente, avevo deciso di porre come obiettivo il Passo dei Giovi. Ecco.
Scendendo sulla strada, sono andato al Cimitero dei Giovi. Bentrovato don. Eccomi.
Giandil